venerdì 30 maggio 2008

capitan findus

in cucina faccio progressi. e poi questa sera non voglio perdermi le televendite in tv: con lo schermo piatto, mastrota e le signorine che mettono le creme anticellulite sono grandiosi. quindi decido di mangiare a casa. declino l'invito dei miei, tiro un lungo respiro, trattengo il fiato e apro il freezer: tra i ghiacci eterni scorgo una forma di vita ancora commestibile. è un sofficino mozzarella, pomodoro e prosciutto. in un attimo di lucidità ricordo di avere in dote anche una pentola antiaderente. niente burro né olio, solo un pò d'acqua e ci provo. cinque minuti più tardi ottengo un risultato che meriterebbe uno studio del cnr: un lato del sofficino è completamente nero ed emana un odore acre, simile a quello di un termovalorizzatore. l'altro è l'iceberg che affondò di caprio e la maledetta canzone di celine dion. e sono certo di averlo girato con regolarità. non mi perdo d'animo e mi dico: tutta colpa della piastra elettrica o del capitano findus.
soprattutto, ho fame: mi trascino per alcuni centimetri dal tavolo verso il frigo, sfiorando gli spigoli del divano letto aperto (che non chiudo dall'epifania, troppa fatica). agguanto un salamino e tento di affettarlo: il coltello taglia male, le fette escono di dimensioni e forme bizzarre e mi viene da ridere pensando alle spade di hattori hanzo (questa settimana in tele hanno dato kill bill volume due).
non mi resta che l'insalata in offerta della standa, scaduta naturalmente.
alla fine mangio tutto: il sofficino dal lato fumé (dopo aver grattato via il peggio con il coltello di hattori), cinque artistiche fette di salame e un'ottima insalata verde lievemente alterata.
se supero la notte domani vado a farmi gli esami del sangue e due spaghi dalla mamma.

giovedì 29 maggio 2008

pensieri alla moda

sono quasi convinto che le dimensioni del cervello di una ragazza siano proporzionali alle dimensioni della sua borsa.
questo è il pensiero più profondo che ho avuto questa settimana (meno male che non ho una borsa: oggi sarebbe di quelle adidas, cm 3x3). che poi, ripensando ai recenti cambiamenti e parafrasando una canzone, è "la prima settimana del tempo che mi resta".

lunedì 26 maggio 2008

qui, quo, qua


come se non bastassero le mie ultime vicissitudini lavorative, il pranzo della domenica intitolato al compleanno di mammà mi porta in dote alcune nuove certezze: una nipotina lavora per il milan e, al novantesimo sms, ha confessato anche di far parte della tim-tribù. un nipotino, invece, si è presentato ostentando una cintura dolce e gabbana insieme a una sorta di fidanzatina dodicenne, non ricordo in quale ordine. colpi bassi, colpi sotto la cintura (dell'upim, la mia, o al massimo della rinascente). capisco le mie sorelle che seguono csi per imparare a occultare le prove di un delitto.

domenica 25 maggio 2008

forza di gravità

continua a piovere, e la bassa pressione ci ammorba. i pochi contatti col mondo che ho avuto oggi, solo grazie all'informatica e alle telecomunicazioni, sono con gente che come me non riesce a sollevarsi dal divano.
continua a piovere. è un'altra odiosa domenica di pioggia subita in un mese da bici e primi pantaloni corti. non è che mi senta stanco, è solo che certi giorni la forza di gravità aumenta e mi impedisce. non so cosa, ma mi impedisce.
continua a piovere. e, come dice woody, oggi sono senza riflessi: potrei anche essere investito da un auto in folle spinta da un tizio che ha bucato.
continua a piovere. e magari fosse il diluvio del principe. dopo la sua schitarrata, vengano pure giù secchiate color viola (ma su youtube "purple rain" non c'è più. sigh)

giovedì 22 maggio 2008

un'altra cosa che ho perso

di recente ho lasciato in giro due ombrelli, una fetta di autostima, un libro e ho cancellato qualche numero di telefono e qualche sms. saranno su un treno, in un bar, nell'etere, a casa di qualcun altro, in una parte di me che non c'è più o forse si è solo nascosta. tutte cose che ho perso, più o meno coscientemente.
coscientemente, ieri ho perso un lavoro che facevo da sei anni. non potevo continuare, non c'erano più le condizioni professionali minime. riparto da un'altra collaborazione, forse è meglio così. ma domani vado a sbaraccare l'ufficio e so che non sarà facile. in quelle cinque stanze ho fatto di tutto: ho lavorato sodo, ho eseguito ordini e poi, piano piano, ho dovuto cominciare a darli, sempre chiedendo per favore e dicendo grazie. ho compiuto tutti gli anni che vanno dai 31 ai 37. mi sono guardato allo specchio dopo la pipì con la faccia incazzata, stanca, serena, abbronzata, verde, perplessa, con la barba di una settimana e altre volte non mi sono nemmeno visto tanto ero di fretta. ho preso quelle telefonate che ti fanno sudare. ho trovato degli amici, qualcuno poi se ne è andato per lo stesso motivo per cui adesso me ne vado io e, forse, in un certo modo l'ho tradito rimanendo lì. ho stampato mille pagine che forse potevo non stampare, poveri alberi. ho cazzeggiato con gli amici del forum. mi sono sentito realizzato. e ho realizzato il sogno del mio ex capo: fare un giornale da solo. lui blatera ma non l'ha mai fatto, io sì. non ho mai urlato con nessuno, anche se a volte avrei dovuto farlo. nessuno ha mai urlato con me. ho imparato un mucchio di cose, compresa qualche parola di olandese e l'importanza della statistica. ho bevuto mille caffè bucastomaco della macchinetta. ho avuto la certezza che le lauree si possono davvero comprare. ho visto allargarsi una scollatura prima della riunione col capo. mi sono impigrito guardando la scuola fuori dalla finestra. ho visto un amico che andava a fare un'intervista in bermuda da spiaggia a un professore universitario. ho pagato di tasca mia il clandestino che fa le pulizie quando non c'erano i soldi, nonostante mi avesse confessato che adorava berlusconi. mi sono innamorato e l'ho baciata nel corridoio. una volta ho dormito. un'altra ho lavorato con la febbre alta. dopo un pranzo a una conferenza ho lavorato quasi da ubriaco. penso anche di aver insegnato qualcosa, che la competizione non serve a niente, serve solo avere un obiettivo comune e arrivarci. mi sono preso la colpa delle cose che ho sbagliato e ho cercato di dividere i meriti di quelle fatte bene. ho parlato al telefono con furio honsell, un paio di ministri e montezemolo. ho visto le partite dei mondiali di calcio, quelli di materazzi.
c'ho messo impegno. ultimamente forse anche il culo e qualcuno ci si è infilato.