domenica 18 marzo 2012

invitati disperati – se ne sposa un altro

sono circondato. se ne sposa un altro. e un altro paio sono inverosimilmente diventati padri. ti giri un attimo – il tempo, per me, di un paio di film, qualche giorno di lavoro più impegnativo degli altri o una camminata in montagna – e questi annunciano in un colpo solo che: hanno conosciuto una, si sono innamorati, stanno già convivendo e si sposeranno entro l’anno perché vogliono sette figli. forse otto, per evitare battute sui sette nani: lui non è kareem abdul jabbar e lei è la tipa ideale da avere seduta davanti al cinema.
dal “come ti chiami?” alla decisione del matrimonio nell’arco di quindici giorni. dopo averci fatto attendere quarant’anni.
l’avrai capito, sto parlando di personaggi con una serie di capitoli alle spalle che t’immaginavi un finale diverso alla storia: tacchini da ufficio, gitani del cazzeggio, cleptomani dell’apparato riproduttore femminile, cani da stagiste, premi nobel sul fuorigioco e oscar per il miglior bevitore di bianchi non protagonista. soggetti più forti sulla birra moretti che sui film di nanni moretti.
in certi casi, sfigati colossali.
si sposano tutti.
tutti.
e, quel che è peggio, raccontano in giro che farsi 250 chilometri di autostrada per andare all’outlet la domenica non è così male. nella loro vita, al massimo della forma, ne avevano fatti quindici per andare a vedere l’inter o il milan. “stem apost”, come diceva mia nonna.
tutta gente, è evidente, ricattabile all’altare. quasi quasi lascio il tran tran della vita d’ufficio milanese e divento un infido ricattatore professionista pre-matrimoniale.

lunedì 12 marzo 2012

anfibi disperati – e se si rovescia la barca?

se mi guardo allo specchio non vedo né branchie né pinne né omega tre in eccesso. e nemmeno libidinosi pescatori di tonni alle mie spalle. io non sono un pesce e nemmeno sono particolarmente anfibio. quindi non capisco perché dovrei nuotare.
la leggenda vuole che io sappia galleggiare. e questo è importante. è importante perché – dice il profeta isacco – “verrà un giorno in cui ti salverai galleggiando sulla merda”.
sono abbastanza sportivo, occhei, ma il nuoto non è uno sport: come insegna woody, nell’acqua, se non nuoti, affoghi. se non corri mentre giochi al pallone al massimo ti fischiano e ti sostituiscono. mica muori schifosamente gonfio e blu.
eppure, quando d’estate siamo lì con l’acqua fresca alle cosce, una beck’s nel gargarozzo e lo sguardo perso sul tramonto del mare, c’è sempre qualcuno che deve spezzare l’incantesimo: “ma perché non fai un corso per imparare a nuotare”?
e di anno in anno si fanno più aggressivi: “no, non è possibile”, “pazzesco, non sai che cosa ti perdi”, “e se si rovescia la barca?”, “ma perché non sei rimasto in montagna?”.
e ti risparmio il resto del campionario da capitano findus.
tutta gente che prima o poi affogherò di persona. o, mi auguro, finirà i suoi giorni riversa a mollo grazie a una congestione post impepata di cozze. o sulle scialuppe bucate di qualche crociera, ripescata con le fiche della roulette in tasca, un anemone in uno sfintere qualsiasi e nelle orecchie le imperdibili barzellette degli animatori di bordo.
tutta gente che ha finito per mandarmi sui maroni anche federica pellegrini. che quando la vedo sulla pedana ormai tifo per le olandesi. e prego compaia un piragna nella vasca idromassaggio dove pasticcia col fidanzato.
detto ciò, essere bipedi di terra è una scelta orgogliosa ma anche dolorosa. per dire: quando faccio la doccia, e mi entra l’acqua nelle orecchie o nel naso, io panico. ci sono sempre quei cinque secondi in cui penso che morirò e mi ritroveranno, dopo un paio di giorni, nudo con il bebi sciampo gionson in testa.

piesse: quello nella foto sono io dopo la doccia, sorpreso dalla vicina seminuda a spiare nel buco che ho fatto nella parete. non c’è acqua nel naso che tenga.

giovedì 8 marzo 2012

il mio avatar

il mio avatar è piccoletto, viziato, abbastanza incazzoso, arrapato. ha un culo di piombo piantato sopra una schiscetta omaggio e la citrosodina sempre a portata di mano.
ogni tanto, se la citrosodina fa effetto, rutta forte. poi si sente meglio. in quei brevi momenti dopo la (s)corretta digestione pensa che il mondo sia splendido, anche se un po’ malinconico, e gli piglia la vena romantica.
il mio avatar, sotto sotto, si diverte. si diverte perché crede che a buttarla a ridere tutte le volte che si può fa bene. è la sua linea di resistenza.
ma non sempre si può buttarla a ridere. e allora frigna un po’ o si fa un’altra citrosodina.
il mio avatar è un tipetto fortunato. solo nell’ultimo mese, per darti un’idea, ha inciso un disco rep che è andato in classifica, è stato intervistato dalla bignardi e da “vanity fair”, ha indovinato chi avrebbe vinto sanremo, ha ricevuto una proposta d’ingaggio dalla squadra di calcio allenata dal black e ha passeggiato di sera sulla neve.
la vita è forte nell’era del blog.

“… vedi caro amico, cosa si deve inventare, per poter riderci sopra, per continuare a sperare…”

venerdì 2 marzo 2012

le dieci domande che tutti i blogger dovrebbero farsi una volta nella vita

1. se mi unisco con “google friend connect” al mio stesso blog è considerata masturbazione?

2. perché c’è gente che ha trovato il mio blog digitando su google “escort africa”, “culo” e “pisello piccolo”?

3.

4. leggo qualcosa al punto tre?

5. non c’è scritto niente, no?

6. forse sono diventato cieco per colpa del punto 1?

7. e se quella lì carina che mi commenta spesso fosse in realtà un camionista obeso di cantù?

8. uso g-mail perché spero che mio marito trovi finalmente il punto?

9. se finisco le idee prima di arrivare a dieci mi tocca cambiare il titolo del post?

10. devo essere orgoglioso che un amico abbia confessato di leggermi con l’ipad seduto sul cesso?

martedì 28 febbraio 2012

atleti disperati – era meglio se stavo in porta?

una volta un gol in rovesciata l’ho fatto anch’io. ma la spettacolare azione si svolse su un campo di subbuteo.
le rare perle della mia carriera di calciatore amatoriale, sfornate su campi di carciofi arati con altri scappati di casa appassionati al futbol, le ho tenute per la “fase difensiva”, come dicono i bravi telecronisti di scaitivù: qualche anticipo, colpi di tacco fuori luogo, un paio di respinte nei fossi adiacenti i carciofi, una perfetta diagonale per tornare – livido e anzitempo – negli spogliatoi. e soprattutto distrazioni a gogò per la disperazione dei compagni di reparto. i quali, anime buone, nelle discussioni da bar mi ricordano come una sorta di ivan ramiro cordoba. però più peloso e più scemo.
grazie ai numi del calcio (quello contenuto nelle ossa e nel provolone) a un certo punto capisci che è ora di smetterla. un ruolo nel triplice fischio finale lo gioca anche il tuo capo, stufo di vederti arrivare in ufficio in ritardo e col tensoplast, brandendo un presunto permesso del cugino fisioterapista che ti consentirebbe di lavorare semisdraiato con una caviglia verde&blu appoggiata sulla scrivania della collega antipatica.
ma dall’ultima volta che mi sono trovato con le dita delle mani sporche di lasonil incollate alla tastiera del computer sono passati circa tre anni. troppi.
e l’astinenza gioca brutti scherzi, non solo da quel punto di vista lì. pure da quello calcistico.
insomma, ieri l’ho fatto: calzoni corti e un’ora di calcetto furibondo.
risultato: zero fratture, una goduria pazzesca, due gol strepitosi (a porta vuota mentre gli altri erano già sotto la doccia, ma queste sono cose che interessano solo i precisini che compilano i tabellini).
oggi però mi fanno male anche i capelli. e sento una stanchezza, una stanchezza che non ti so descrivere.
questa mattina quello che mi guardava dallo specchio del bagno, gonfio per il sonno, con uno spazzolino penzolante dalla bocca, un occhio semichiuso e le cosce impegnate in un avemaria soffocata, non potevo essere io.
spero fosse il mio avatar degli “sgommati”.

la rubrica “atleti disperati” è costantemente collegata a un olter per il controllo della pressione arteriosa.
scappatodicasa.com è un inserto triennale da staccare della “gazzetta dello sport”.
se porti il pallone e qualche bella amica in tribuna puoi giocare anche tu. altrimenti stai pure a casa a guardare il posticipo dell’anticipo del recupero.

mercoledì 22 febbraio 2012

yo! scappati di casa in val gina. per sentire il rap attaccaci la spina!

(scappato di casa featuring grace ma gnappetta della val gina)

tieni il tempo, beibi
il ritmo è: buuum-cha bumbum-cha buuum-cha bumbum-cha
(tipo questo - http://www.youtube.com/watch?v=w-vh5fzuepm - oppure quest'altro - http://www.youtube.com/watch?v=z1PAdjFuggA)

il luc di grace è: corona della regina della val gina, canottiera secsi con la foto di “lui” e ginsi col cavallo basso. al giradischi

il luc di metiu è: cappellino di traverso rubato alle ferrovie dello stato, catene da neve al collo e scarpe da tennis scongelate. on de maicrofon

e vai con la müsica!!!

“fratello, sorella, trema la cucina
per sentire il rap attaccaci la spina

mi chiamo casalingo, guarda che non fingo
se dico brucio tutto, puntaci e fai il botto

greis, sorella, nella mia padella
anche i surgelati finiscono incendiati

hey, regina, dei blog e la val gina
meglio la gnappetta della maledetta

però, sister, non è che voglio insister
lo scappato aspetta, manda ‘sta schiscetta!

gnappa? dimmi! tira in mezzo gimmi
col digei moletano, secondo me spacchiamo”

end nau, clicca qui che sister greis from val giaina, oltre alla musica, ha scritto l’intro al pezzo! robba che mi son caduti gli anellazzi dalle dita e la pistola dal collo per l’emozione!
clicca boy e no che non ti annoy!
graziegreis, iu ar la best

il programma “yo! cec dis aut, stei off his dic!” è stato scoperto da claudio cecchetto
scappatodicasa.com è un blog di servizio per lettori disperati e col cavallo basso
“scappo dalla città e vado in val gina dove la gnappa è regina” è il blog preferito dagli scappati di casa

piesse per fabri fibra e snup dog: se ci volete copiare mandate almeno due righe di ringraziamento a
grace_ma_nana@live.it e scappatodicasa@gmail.com. denchiu braders

mammà, e se mo’ mi sparano comme a tupecsciacùr?

domenica 19 febbraio 2012

interviste disperate bis (poi la smetto)

alla fine l’hanno pubblicata. l’intervista di “vanity”, intendo.
neanche il tempo di arrivare in edicola per comprare il giornale che mi arriva un sms: “uè cretinetto, quello che non lava i bicchieri sarai tu. noi siamo barbarici ma la lavastoviglie ce l’abbiamo: l’ha portata enrico mentana da canale cinque”.
così, per medicare l’incidente diplomatico, ho dovuto concedere una chiacchierata anche alla bignardona. l’abbiamo registrata ieri sera e andrà in onda venerdì. volevo caricare il file video ma non sono capace quindi me la sono sbobinata e trascritta tutta.
a dire il vero l’ho fatta sbobinare alle stagiste del comitato scientifico. ma sono dettagli.

benvenuto alle “invasioni barbariche” casalingo disperato. ti posso offrire la birretta della pace?
anche un risottino e una bistecchina va, che son due giorni che non riesco a passare dai miei e c’ho una fame della malora.

vuoi spiegare agli ascoltatori perché hai rifiutato il nostro invito la scorsa settimana?
guarda, dariona, c’è stato un quiproquo, come dicono a paperopoli. quel giorno lì ero a pezzi che mi ero dovuto alzare alle otto e un quarto…

io mi alzo tutti i giorni alle cinque e trenta.
mi fa paura la gente come te. a me è capitato una volta e son finito al pronto soccorso con una mascella slogata per gli sbadigli. poi mi sono addormentato dentro la tac.

quindi è stato solo un momento di stanchezza…
non solo, dariuccia. c’avevo due occhiaie da gufo poco televisive.

ti è venuta la sindrome di oscar wilde al contrario?
cusa l’è?

oscar wilde diceva che certe sere ci guardiamo allo specchio e troviamo i nostri capelli così perfetti che non possiamo restare in casa.
beati voi. io invece certe sere ho delle occhiaie così artistiche che non posso uscire. abito in campagna e ci sono in giro quelli della lipu: se mi scambiano per un civettone in via d’estinzione poi mi mettono nell’oasi protetta con il gufo-giovanardi.

che cos’è il gufo-giovanardi?
non leggi il conte di montenegro? il gufo-giovanardi è la specie di uccello più rara e ingrifata che c’è. pensa che non vede una civetta da ventisette anni, esattamente da quando l’hanno impallinato, e adesso ‘ndò coje coje. siccome l’hanno impallinato proprio lì tecnicamente non corro rischi. ma si sa mai con ‘sti viagri, nel bosco, al buio…

(dariona scoppia a ridere e sputa mezza birra media sul tappeto)

uh che disastro mi hai fatto fare! il tappeto è da lavare…
ma quale disastro. c’è la crisi e le tintorie hanno bisogno di clienti.

a proposito di crisi. anche gli agenti del folletto sembrano diventati più aggressivi…
confermo, c’è in corso una fusione con i testimoni di geova. ti citofonano in stereo e se non hai fatto la polvere per punizione ti leggono cinque salmi di isaia in piedi sullo zerbino.

hai deciso di querelare quel venditore di aspirapolveri?
non lo farò.

ma non hai un amico avvocato?
se è per quello anche uno anestesista: tiè.

su cinquantatre amici del tuo blog quarantadue sono donne. come te lo spieghi?
ho trovato un deodorante al supermercato che quando lo metto tento di sedurmi da solo.

al supermercato, bene. vediamo se sei un vero casalingo o millanti: quanto costa un chilo di pasta?
guarda, lascia stare. stai tentando una circoncisione d’incapace.

hai un’altra chance: costa di più il sale fino o quello grosso?
chiedilo ad alemanno. ah no, è da fazio.

sei davvero un cialtrone…
senti un po’, e ‘sta birra è calda come l’urina. torna a fare il “grande fratello” và… così quell’altra si libera e può cagare in santa pace.

ok, l’ospite è sacro e non voglio litigare. mi porti a cena quando abbiamo finito la puntata?
la vedi quella ragazza tra il pubblico?

quella che durante la pubblicità leggeva “novella molise”?
esatto, è molto gelosa. se viene qua ti morde. poi sogna che ti ha morso e racconta il sogno sul suo blog. in pratica è come se ti mordesse tre volte. un male della madonna.

mi stai dicendo che sei impegnato?
l’ufficio stampa mi suggerisce di non rispondere a questa domanda altrimenti crollano i contatti del blog.

come vi siete conosciuti?
a una festa a casa di baol, un caro amico comune che ci fa anche da commercialista.

e poi?
poi l’ho invitata a passare un paio di giorni con me nel granducato di moletania, il posto dove tutti vorrebbero trascorrere un week end romantico. sai, sono intimo del granduca io: mi sono inventato di essere un marchese della casata delle schiscette e se l’è bevuta…

e ora?
andiamo in settimana bianca in val gina, che devo anche finire un lavoro con la mia gemellina greis.

so che, dopo lo screzio per quella storia dei “due colpetti”, emma marrone ti ha mandato un dolcissimo sms per ringraziarti di averla indicata su “vanity fair” come sicura vincitrice di sanremo.
proprio così, e non ho fatto in tempo a cancellarlo. hai notato anche tu che ieri sera durante la premiazione aveva un segno di denti sul collo? non è stata arisa.

la rubrica “interviste disperate” va in onda senza il permesso di daria bignardi.
la rubrica “interviste disperate” è stata disinfettata nella lavastoviglie di enrico mentana.
per le riprese esterne si ringraziano la regione molise, la regione puglia, il contado del montenegro, il granducato di moletania e la proloco della val gina.

peraltro il tuo capo è in piedi alle tue spalle da almeno quattro minuti, quindi ormai finisci di leggere con comodo e poi raccogli le tue cose dalla scrivania. qualcuno che fa uno stage gratis al tuo posto lo trova in cinque minuti.

ah! e grazie a santa melinda per la pazienza! ;p