giovedì 19 maggio 2011

il scignore scia con voi

molto del nostro modo di sentire e di vedere il mondo si forma nelle età del pannolino e dei pantaloni corti, dicono. ora, io non sono particolarmente anti clericale, però trovo sempre una vena un po’ ridicola in diverse faccende che riguardano la chiesa. chissà perché.
forse perché, quando mi portavano a messa ai tempi delle scuole elementari (salvo matrimoni, funerali e qualche comparsata qua e là le mie ultime funzioni risalgono a quell’epoca), guardavo e ascoltavo dal basso verso l’alto dell’altare un parroco con un buffo difetto di pronuncia: una “esse” che diventava una “scc”, morbida morbida. come quando ti balla la dentiera o hai bevuto troppo o tutte e due le cose insieme.
prima di congedarci, quel don di cui non ricordo il nome recitava: “il scignore scia con voi”. e noi: “e con il tuo spirito”.
io subito m’immaginavo sulle piste con mia sorella, gesù di nazareth, il suo babbo – un dio del super-g ma anche temibile agitatore di valanghe, se non facevi tutti i compiti per il lunedì – la sua mamma, mio cugino, gustavo thoeni (un altro con la “scc”), pierino gros e lo spirito del parroco in tuta bianca aderente con finale a zampa di elefante (erano gli anni settanta, beibi).
in realtà, come tutti i bambini di famiglia semplice, a sciare ci sono andato quasi mai. noi siam cresciuti a “bandiera” in cortile e sudate a pallone in strada, nei prati o all’oratorio. così, quando mi capita di uscire con qualcuna che ha fatto equitazione e badminton, per non addormentarmi ripenso a quelle sciate immaginarie della domenica mattina.