giovedì 14 marzo 2013

fai conto che siano tweet


sono moderno ma non ho ancora twitter. però ho un blog. quindi butto lì un po’ di riflessioni di metà mese tutte sotto i 140 caratteri.
(compresa l’intro, che è di 135. adesso però siamo a 191. merda. 203. vabè, 233 e la finiamo qui).  

lombardia: la conduttrice della domenica sportiva sarà assessore alla cultura. attesa per le letture di petrarca a “qui studio a voi stadio”

nuovo video di taylor swift: da pischellina di campagna a sciuretta parigina. sembra mia zia alcolista: “stay, stay, stay”, e giù un rutto di grappa

monta il malcontento dei cardinali brasiliani dopo l’elezione del papa argentino. la curia è una bombonera come lo spogliatoio dell’inter

javier zanetti: “felice per il papa mio connazionale. lo vorrei al centro della difesa con juan jesus”

il mondo riformatore chiedeva un papa rappresentante delle minoranze e possibilmente di colore. in pratica il nano di “io, me e irene”. non esageriamo

lo scolo è una brutta malattia venerea. ma anche lo scola non fa simpatia

funerale. il sacerdote: “consolatevi, ora la vostra amata nonna è in un posto migliore”. ti credo, abitava a rozzano

crisi di governo. napolitano offre l’incarico al dolce remì cantando: “tu lo sai un grillo cos’è...”

@metiu

hai controllato tutti i tweet con “strumenti – conteggio parole”, vero?
ok, ho barato. ma tu sei un ingegnere svizzero con un orologio a cucù nelle mutande

giovedì 7 marzo 2013

volpi, mutande, speck (e un dermatologo)


sulla strada del ritorno da una giornata in montagna, l’autoradio manda musica in libertà.
“…inutile parlarne sai, non capiresti mai, seguirti fino all’alba e poi, vedere dove vai…”: eh no max, per la legge carfagna questo è stalking.
“…e adesso siamo occhi negli occhi e non serve a niente parlare, ho la mappa di tutti i tuoi nei, io la potrei disegnare…”: jovanotti è così bravo che sa fare anche il dermatologo.
sulla macchina fischiettano due tipi sui quaranta leggermente abbronzati – l’andy e io – che due ore prima scendevano dai boschi con le mutande in testa. o almeno così poteva apparire a un occhio inesperto delle cime: perché quelle bandane termiche ed elastiche se te le metti in capo, invece che al collo, si atteggiano subito a boxer.
d’altronde se fa freddo, fa freddo. siam mica in giro a fare la sfilata.
l’andy è uno che, dopo tre ore di salita nel bianco nulla, arriva in un posto come quello della foto e fa: “mi avevano detto che c’era un bar”. invece il bar non c’è. allora mangiamo quello che ci siamo portati su negli zaini: mille panini con lo speck e cento chili di banane.
invece del dolce, petardi per digerire.
scattiamo qualche foto e poi si scende: non in campo, ma dalla montagna. senza fretta, che c’è ancora il sole.
al mattino per salire puoi seguire la traccia di una volpe sulla neve, al pomeriggio per scendere basta ripercorrere le tue impronte di qualche ora prima. non è sempre così semplice la vita.

mercoledì 27 febbraio 2013

fornelli disperati – sfondi un frigo aperto


andiamo avanti, va’.

“quando si parla di cibo, gli accostamenti non devono mai essere banali. ma fai attenzione: il confine del buon gusto è facile da oltrepassare”, dice la tizia look&food dalla tivù.
seguo distrattamente la lezioncina mentre sto culoseduto sul divano. devo dire che la tizia look&food sfonda un frigo aperto, perché io con gli accostamenti vado forte, soprattutto la mattina.
a volte, sbadigliando duro, abbino i colori di camicia e maglione come nemmeno i tazenda e luca giurato potrebbero fare. ma questa è un’altra storia.
in cucina ho un nuovo must. da quando ho scoperto che gli ingredienti si possono frullare, frullo tutto: uova, cardamomo, cavalli e segugi, fantini, ravioli buitoni, polpette ikea e i miei giganteschi testicoli post elettorali. 
addio, fornelli: al loro posto in cucina ho acceso un mega-frullatore-inceneritore senza fare la valutazione d’impatto ambientale.
certo, mangiare in prevalenza pappette e pastoni comporta dei rischi. sto parlando di pigrizia della dentatura e di una certa voglia di scodinzolare. muterò in un neonato sdentato, ma di cane.
eppure frullando l’impossibile gli accostamenti di gusto si esaltano, fidati di me.
bau.

piesse: la tizia look&food della tivù è una gnocca pazzesca di un metro e ottanta. come se bar refaeli cucinasse. e vedo che è sposata con un bellone alto più di lei.
siam sempre lì: quando capiranno che se non si riproducono con gli hobbit senzafamiglia come me la specie non evolverà più? 

giovedì 21 febbraio 2013

e dopo il freddo?


“e dopo il freddo?”
“aspetto il segnale. la primavera. quella arriva all’improvviso, non piano come l’autunno. è come la vita. ti spiazza proprio quando credi di aver chiuso, tirato i remi in barca. c’è sempre un dolore, un amore, una paura o una gioia che ti becca di sorpresa”.
il segnale arriva così, con un colpo di vento, o di notte, con la pioggia regolare sul tetto e poi, al mattino, con l’erba diventata verde.

(paolo rumiz, “la leggenda dei monti naviganti” – conversazione con mario rigoni stern)

venerdì 15 febbraio 2013

uomini coi fuseau


la follia umana trova sempre nuovi modi di reincarnarsi.
una volta c’erano gli uomini col borsello, oggi ci sono quelli che fanno jogging in calzamaglie scespiriane.
proprio stamattina sbuco in ritardo e inferocito dal metrò – per i motivi che ti spiego tra un secondo, non mi mettere fretta anche tu – e mi sfreccia praticamente sui piedi questo gibbone di un metro e novanta, tutto sudato alle nove e mezza antelucane, con le coscione fasciate dai fuseau.
ma dove corri all’alba vestito come carolina kostner?
che il signore abbia in gloria quel benefattore che ti regalerà un paio di calzoni corti o una tuta.
che poi, un pochino sportivo lo sono anch’io. ma senza perdere la dignità.
per dire, in questi giorni sono gasato per i mondiali di sci e per “django” di tarantino. così aggredisco i tornelli della metropolitana tipo cancelletto di partenza, col piglio di alberto tomba al saloon. ma com’è, come non è, stamattina alla fermata della linea verde i tornelli erano chiusi anche in uscita.
mai visto, vacca boia.
ho due lividi neri sulle cosce tipo marchiatura dello speck innerhofer. bastava un tornello di dieci centimetri più alto e finivo su “malattie imbarazzanti”.
comunque non ho battuto ciglio. sportivo sì, ma senza i fuseau.